Reggicalze: seduzione a portata di gancetto

L’arte della seduzione, per quanto debba essere innata in ogni donna, non può rinunciare a degli strumenti di seduzione che, di solito, fanno capo alla biancheria intima femminile; uno dei simboli erotici per eccellenza è il reggicalze, una fascia di raso o seta che si appoggia ai fianchi con 4 o più nastri elastici terminanti con gancetti per sostenere le calze, da cui il nome reggicalze.

Nascita e storia del reggicalze

Anche se la leggenda ne attribuisce il merito della comparsa a Gustave Eiffel, il celebre ingegnere della torre francese, il primo vero prototipo di reggicalze è stato ideato verso la fine dell’ottocento da Fereol Dedieu, in sostituzione della giarrettiera, striscia elastica per sostenere le calze,  che causava problemi di circolazione.  Questo primo prototipo di reggicalze assolveva ad una funzione puramente medico-sanitaria, mentre per soddisfare anche l’occhio si dovrà aspettare il 1910, quando il grande sarto Paul Poiret creò quello che conosciamo anche oggi: un reggicalze funzionale, comodo, seducente e femminile.

La comodità, la possibilità di indossare un intimo più leggero, ma soprattutto la consacrazione del reggicalze grazie alla locandina del film “L’angelo azzurro” con Marlene Dietrich, hanno contribuito a rendere questo indumento intimo molto in voga all’epoca.

L’arrivo della grande guerra e le precarie condizioni economiche hanno ostacolato nel tempo la diffusione del reggicalze a beneficio delle calze in nylon, di origine americana, fino ad arrivare intorno agli anni ’60, quando il reggicalze, sempre grazie al cinema, trova il suo posto nel vestiario femminile, e cioè in pole position per quanto riguarda seduzione e fascino.

Gli anni 2000 vedono un’estremizzazione del reggicalze che diventa addirittura un accessorio da mostrare pubblicamente, come insegnano la regina della trasgressione, Rihanna, e la regina del Burlesque, Dita von Teese.

Oggi il reggicalze rimane un’icona di seduzione imprescindibile, proprio come il corsetto, ma a differenza di quest’ultimo impercettibile addosso, quasi come non indossarlo!

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